Memorie colognesi
Data Pubblicazione:
27 Gennaio 2025
Tempo di Lettura:
3 minutiUltimo Aggiornamento:
27 Gennaio 2025 10:00
Argomenti:
Memorie colognesi
Data Pubblicazione:
27 Gennaio 2025
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3 minutiUltimo Aggiornamento:
27 Gennaio 2025 10:00
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Giuseppe Adobati, da tutti chiamato Gianni, nacque nel 1924 a Cologno al Serio, presso la Cascina Fornasette. La sua vita fu profondamente segnata dagli eventi della Seconda Guerra Mondiale, un periodo di sofferenza e resilienza che lo trasformò in un simbolo di speranza e generosità.
Nel 1943, durante la leva ad Asti, Giuseppe fu catturato e deportato in Germania, dove venne internato in un campo di prigionia nazista. Come molti altri prigionieri, fu costretto al lavoro forzato per sostenere l'economia di guerra del Terzo Reich. Tuttavia, il destino lo condusse presso una famiglia tedesca per lavorare come bracciante agricolo. Questa famiglia si rivelò una straordinaria fonte di umanità in un contesto di estrema crudeltà. Consapevoli delle privazioni a cui erano sottoposti i prigionieri, i membri di questa famiglia cercarono di alleviare le sofferenze di Giuseppe, garantendogli un po' più di cibo rispetto alla razione minima prevista.
Grazie a questa solidarietà, Giuseppe riuscì a sopravvivere alle durissime condizioni della prigionia. Con la fine della guerra e la caduta del regime nazista, quella stessa famiglia gli donò una bicicletta, un gesto di riconoscenza e di speranza che gli permise di intraprendere un lungo e difficile viaggio verso casa. Attraversò il Brennero con quel prezioso mezzo e, dopo molte fatiche, riuscì a fare ritorno a Cologno al Serio. Quando giunse, il suo corpo era ridotto a soli 24 chilogrammi, ma la sua anima era temprata dalla forza della sopravvivenza e dalla gratitudine per l'aiuto ricevuto.
L'esperienza della guerra e della deportazione segnò profondamente Giuseppe, trasformandolo in una persona straordinariamente generosa e positiva. L'aiuto ricevuto durante quei giorni bui divenne per lui un imperativo morale: restituire agli altri quella bontà che lo aveva salvato. Trasferitosi a Milano per lavoro, Giuseppe formò una famiglia e dedicò il resto della sua vita a ispirare chiunque lo incontrasse.
Nonostante la profonda sofferenza provata, Giuseppe partecipava attivamente agli incontri locali ed extrascolastici per tramandare la memoria degli eventi della Seconda Guerra Mondiale. Pur non amando parlare dei suoi anni nel campo di prigionia e non essendo mai tornato in Germania, si impegnava comunque a trasmettere un messaggio di speranza e umanità. Era molto affezionato ai bambini, che alla sua morte lo ricordarono con biglietti colmi di affetto, testimoniando quanto fosse "un nonno per tutti".
Nel 2025, in occasione dell'ottantesimo Anniversario della Liberazione del campo di Auschwitz, Giuseppe Adobati è stato insignito della Medaglia d'Onore, riconoscimento conferito con decreto del Presidente della Repubblica ai militari deportati e internati nei lager nazisti. La cerimonia di consegna, comunicata dal Prefetto e alla presenza delle autorità locali, si terrà oggi, 27 gennaio, Giorno della Memoria, presso il Palazzo Reale di Milano. L'onorificenza sarà ritirata dalla figlia Adriana, insegnante, che ha custodito e tramandato con amore il ricordo del padre, condividendolo anche con la comunità di Cologno al Serio, a cui Giuseppe rimase sempre legato.
Lo stesso giorno, nel suo paese natale, Giuseppe sarà ricordato durante la Santa Messa delle ore 9, in un momento di raccoglimento dedicato alla sua memoria e al suo straordinario esempio di resilienza e umanità.
Questo tributo non solo onora la memoria di Giuseppe, scomparso nel 2018, ma rappresenta un richiamo alla necessità di ricordare, affinché storie come la sua continuino a insegnarci il valore della solidarietà, anche nei momenti più bui della storia. Sua figlia Adriana ci ricorda che Giuseppe non è stato solo un eroe per la sua famiglia, ma un esempio luminoso per tutti noi.
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